L’Enpa e la campagna ambigua contro l’abbandono: “E’ del 2012 e l’avevamo bloccata”

Chi legge il Quotidiano del Sud avrà certamente notato una particolare inserzione pubblicitaria pubblicata qualche giorno fa. L’immagine a tutta pagina ritraeva quello che sembrava essere il muro sporco di un bagno pubblico pieno di scritte. Tra queste, il messaggio centrale piuttosto ambiguo diceva: “Cerco padrone per obbedire a ogni suo ordine. Mi piace leccare e provare nuovi giochi. Billy“, dove per Billy non si intendeva il nome di un masochista di turno, bensì di un cane. Il manifesto, infatti, era firmato nientemeno che dall’Enpa (Ente nazionale protezione animali) e nel suo intento originario, voleva essere un monito contro l’abbandono.

Di certo una comunicazione forte e provocatoria, quindi, che però non è piaciuta a molti dei lettori. Uno di questi, per denunciare l’accaduto, ha poi deciso di scrivere una lettera a Il Giornale che l’ha pubblicata sostenendo che questa campagna al limite dell’hard non fosse un modo intelligente di parlare di un problema serio come quello dell’abbandono e della crudeltà sugli animali. Che poi, a dire la verità, è quello che abbiamo pensato anche noi quando abbiamo visto la foto in questione pubblicata sul social Pinterest. Solo che, noi, abbiamo cercato una spiegazione e siamo andati proprio dai diretti interessati. La nostra domanda era semplice: può un ente serio come l’Enpa che da anni lavora senza tregua per aiutare cani, gatti e gli animali tutti arrivare a tanto?

No, non può e infatti di quella pagina pubblicitaria non ne sapevano nulla. Come ci ha spiegato Marco Bravi, responsabile della comunicazione e sviluppo Enpa, tutte le campagne dell’ente che vediamo sono pro bono, ovvero l’Enpa che non le commissiona direttamente. Sono frutto di menti creative che poi le sottopongono all’associazione in questione a titolo gratuito. Le migliori poi vengono diffuse sui giornali anche in questo caso in maniera assolutamente gratuita.

enpa

La campagna pubblicata su il Quotidiano del Sud, infatti, era nata nel lontano 2012, da un’idea della Saatchi & Saatchi. Seguiva le dinamiche di guerriglia marketing, voleva suscitare una reazione forte, ma poi era stata giudicata troppo proprio dalla stessa organizzazione animalista e per questo mai diffusa. Quello che è accaduto è che il quotidiano, avendola in archivio e, probabilmente, pensando di fare un favore alla causa, ha deciso in totale autonomia di pubblicare quel manifesto, senza che i diretti interessati ne sapessero niente. Per spiegare il tutto, l’Enpa ha anche scritto una lettera aperta a Il Giornale, che però al momento non è ancora stata pubblicata. A volte, per fare sensazione e aumentare le visite in Rete, si tende a trascurare dettagli importanti…

Foto by Pinterest

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