Come sudano gli animali: tutto quello che non sapevi sulla termoregolazione nel regno animale
Hai mai notato le impronte umide che il tuo cane lascia sul pavimento nelle giornate di caldo? Oppure ti sei chiesto perché ansima così tanto mentre tu, dopo una corsa, ti ritrovi la maglietta fradicia? La questione di come sudano gli animali è una di quelle curiosità scientifiche che, una volta approfondita, cambia completamente il modo in cui guardiamo i nostri compagni a quattro zampe — e non solo loro. Capire questi meccanismi non è solo un esercizio di meraviglia biologica: è anche un passo concreto per proteggerli meglio, specialmente d’estate.
Il sudore umano: un sistema di raffreddamento quasi perfetto
Prima di addentrarci nel mondo animale, vale la pena capire perché noi umani sudiamo nel modo in cui sudiamo. Le ghiandole sudoripare eccrine sono distribuite praticamente su tutta la superficie del nostro corpo — fronte, schiena, palmo delle mani, pianta dei piedi — e producono un liquido acquoso che, evaporando sulla pelle, abbassa la temperatura corporea. È un meccanismo termoregolatorio straordinariamente efficiente: quando fa caldo o quando facciamo attività fisica intensa, il corpo rileva l’aumento della temperatura interna e attiva le ghiandole sudoripare quasi in tempo reale.
Come ricordano anche le fonti scientifiche di divulgazione, sudare negli esseri umani serve proprio a far scendere la temperatura corporea e a prevenire il colpo di calore. Senza questo meccanismo, anche uno sforzo moderato potrebbe portare a conseguenze gravi. Siamo, in un certo senso, animali costruiti per sudare: la nostra pelle relativamente priva di pelo rispetto ad altri mammiferi ci permette di disperdere calore in modo molto efficace attraverso l’evaporazione.
Abbiamo anche ghiandole apocrine, concentrate soprattutto nelle ascelle e nell’inguine, ma il loro ruolo nella termoregolazione è marginale rispetto a quello delle eccrine. Le apocrine producono un secreto più denso, ricco di lipidi e proteine, che interagisce con i batteri cutanei dando origine all’odore corporeo. Questo dettaglio tornerà utile quando parleremo dei cani.
Come sudano gli animali: il caso del cane
Eccoci al cuore della questione. Molti proprietari di cani si chiedono se i loro amici a quattro zampe sudino davvero, e la risposta è: sì, ma in modo completamente diverso da noi. Comprendere come sudano gli animali domestici come il cane è fondamentale per capire perché soffrono il caldo in maniera così acuta.
I cani possiedono due tipi di ghiandole sudoripare: le ghiandole eccrine e le ghiandole apocrine. Le ghiandole eccrine nei cani sono concentrate quasi esclusivamente nei cuscinetti plantari e nella zona della bocca — non distribuite su tutto il corpo come accade negli esseri umani. Questo significa che la superficie disponibile per la sudorazione evaporativa è minuscola rispetto alla nostra. Ecco perché, nelle giornate di caldo, puoi vedere le impronte bagnate che il tuo cane lascia sul pavimento fresco: sono le ghiandole eccrine dei cuscinetti che lavorano.
Le ghiandole apocrine, invece, sono sparse su tutto il corpo del cane, ma — ed è qui il punto cruciale — non svolgono una funzione termoregolativa. A differenza di quanto accade negli esseri umani, dove le apocrine sono secondarie rispetto alle eccrine, nei cani le apocrine sembrano avere un ruolo legato alla comunicazione chimica: rilasciano feromoni e segnali olfattivi che trasmettono informazioni ad altri cani. È per questo che i cani si annusano così insistentemente — stanno letteralmente “leggendo” le informazioni lasciate dalle ghiandole apocrine degli altri individui.
Il risultato pratico di questa distribuzione è semplice ma importante: i cani non riescono a sudare come gli esseri umani e questo li porta a surriscaldarsi molto più rapidamente. Il loro principale meccanismo di raffreddamento non è la sudorazione, ma il ansito.
Il respiro ansante: il vero “condizionatore” del cane
L’ansito — quel respiro veloce e a bocca aperta che ogni proprietario di cane conosce bene — è in realtà un meccanismo di termoregolazione molto sofisticato. Quando il cane ansima, fa evaporare l’acqua presente sulla lingua, nella bocca e nelle vie respiratorie superiori. L’aria calda e umida viene espulsa, mentre aria più fresca viene inspirata. È un processo che funziona per evaporazione, proprio come il sudore umano, ma localizzato esclusivamente nell’apparato respiratorio.
Questo sistema ha però dei limiti evidenti. Primo: richiede che il cane respiri rapidamente, il che costa energia e aumenta la produzione di calore metabolico. Secondo: funziona molto peggio in ambienti con alta umidità, dove l’evaporazione è rallentata. Terzo: se la temperatura esterna è già molto elevata, l’aria inspirata non è abbastanza fresca da fare la differenza. Ecco perché nelle giornate afose e umide i cani sono particolarmente a rischio di colpo di calore.
I cuscinetti plantari contribuiscono anch’essi alla dispersione del calore, anche se in misura minore rispetto all’ansito. Quando il cane cammina su superfici fresche — piastrelle, erba all’ombra, pavimento fresco — i cuscinetti favoriscono uno scambio termico diretto per conduzione, oltre alla sudorazione locale.
Pesci, rettili e anfibi: un mondo senza sudore
Se pensiamo a come sudano gli animali nelle categorie più lontane da noi, la risposta è semplice: molti non sudano affatto. Pesci, anfibi e rettili non sudano — e non ne hanno bisogno, almeno non nel senso in cui lo intendiamo noi.

I pesci vivono immersi nell’acqua e regolano la loro temperatura corporea in modo passivo, adattandosi alla temperatura dell’ambiente circostante. Sono animali ectotermi (o “a sangue freddo”): la loro temperatura interna varia con quella esterna, quindi non hanno la necessità di disperdere calore metabolico attraverso la sudorazione.
I rettili funzionano in modo simile: una lucertola che si crogiola al sole non sta cercando di abbronzarsi, ma sta letteralmente “caricando” il suo corpo di calore per poter essere attiva. Quando fa troppo caldo, si sposta all’ombra o si nasconde in una tana fresca. La termoregolazione nei rettili è comportamentale, non fisiologica.
Gli anfibi come le rane hanno una pelle umida e permeabile che li rende molto sensibili alla disidratazione, ma questa caratteristica non equivale a sudare: la loro pelle assorbe e cede acqua dall’ambiente, e in certi casi può favorire un minimo scambio termico per evaporazione, ma si tratta di un meccanismo passivo molto diverso dalla sudorazione attiva dei mammiferi.
Gli altri mammiferi: soluzioni creative al problema del calore
Il mondo dei mammiferi offre soluzioni termoregolative straordinariamente varie. I cavalli, ad esempio, sudano abbondantemente su tutto il corpo durante l’esercizio fisico intenso: la loro sudorazione è molto simile a quella umana per funzione, anche se il sudore equino è noto per formare quella schiuma biancastra visibile sui fianchi e sul collo durante le corse. Questo è dovuto alla presenza di proteine particolari nel sudore del cavallo che agiscono come tensioattivi naturali.
Gli ippopotami, invece, producono una secrezione rossastra dalla pelle che per anni è stata chiamata popolarmente “sudore di sangue”. In realtà non è né sudore né sangue: si tratta di un secreto con proprietà antibatteriche e fotoprotettive, una sorta di crema solare naturale prodotta dalla pelle. Un esempio brillante di come l’evoluzione trovi soluzioni originali al problema della protezione cutanea.
Gli elefanti non hanno ghiandole sudoripare significative, ma usano le orecchie come veri e propri radiatori biologici: la rete di vasi sanguigni nelle orecchie è enorme, e agitarle velocemente favorisce la dispersione del calore per irradiazione e convezione. Si rinfrescano anche spruzzandosi acqua o fango sul corpo, un comportamento sia termoregolativo sia protettivo contro insetti e sole.
I gatti, come i cani, sudano attraverso i cuscinetti plantari e regolano la temperatura principalmente attraverso altri meccanismi: il grooming (leccarsi il pelo deposita saliva che evaporando raffredda), il riposo nelle ore più calde e la ricerca di superfici fresche. Anche i gatti, quindi, condividono con i cani la limitazione di una sudorazione corporea distribuita molto ridotta.
Perché questa differenza conta per il benessere del tuo animale
Capire come sudano gli animali domestici non è solo una curiosità: è una conoscenza pratica che può fare la differenza tra un’estate serena e un’emergenza veterinaria. Se il tuo cane non riesce a disperdere il calore attraverso la sudorazione come farebbe un essere umano, significa che si surriscalda molto più rapidamente e in condizioni che a noi sembrerebbero moderate.
Ecco alcuni accorgimenti concreti da tenere a mente:
- Mai lasciare il cane in auto, nemmeno per pochi minuti: la temperatura all’interno di un’auto parcheggiata al sole può salire a livelli pericolosi in pochissimo tempo, e il cane non ha strumenti efficaci per combatterla.
- Evitare le passeggiate nelle ore più calde: preferire il mattino presto e la sera tardi, quando l’asfalto è più fresco. L’asfalto surriscaldato può ustionare i cuscinetti plantari, l’unica zona dove il cane suda davvero.
- Garantire sempre acqua fresca e ombra: l’idratazione è fondamentale perché l’ansito comporta una perdita significativa di acqua attraverso le vie respiratorie.
- Attenzione ai segnali di colpo di calore: ansito eccessivo, salivazione abbondante, debolezza, gengive di colore anomalo sono segnali che richiedono intervento immediato e una chiamata al veterinario.
- Non tosare i cani a pelo lungo in modo drastico: il pelo ha anche una funzione isolante contro il calore solare; una toelettatura adeguata è diversa da una rasatura totale che può esporre la pelle ai raggi UV.
- Superfici fresche a disposizione: piastrelle, tappetini refrigeranti, erba all’ombra sono alleati preziosi perché permettono al cane di disperdere calore per conduzione attraverso i cuscinetti.
Per approfondire le strategie di protezione dal caldo estivo per gli animali domestici, puoi consultare anche le indicazioni di risorse dedicate al benessere animale nelle stagioni calde, che offrono consigli pratici e aggiornati.
Un ultimo pensiero: l’evoluzione non ha torto
È facile guardare al sistema di termoregolazione del cane e pensare che sia “inferiore” al nostro. Ma sarebbe un errore di prospettiva. I cani si sono evoluti in ambienti e con stili di vita molto diversi da quelli degli esseri umani. L’ansito è un meccanismo efficace per animali che in natura non correvano maratone nelle ore centrali di una giornata estiva: cacciavano in brevi scatti, riposavano all’ombra, si adattavano ai ritmi del loro ambiente. Siamo noi che, portandoli a vivere in appartamenti surriscaldati, portandoli in spiaggia a luglio o lasciandoli in auto, li mettiamo in situazioni per cui non sono fisiologicamente attrezzati.
Conoscere come sudano gli animali — e come non sudano — è quindi un atto di rispetto verso la loro biologia. Significa smettere di proiettare su di loro le nostre capacità di adattamento termico e iniziare a pensare come loro: cercando l’ombra, rispettando le ore calde, tenendo sempre a portata di mano una ciotola d’acqua fresca. Il caldo non è un nemico solo per noi: per i nostri animali, senza le nostre ghiandole sudoripare distribuite su tutto il corpo, può diventare un pericolo reale molto più in fretta. E sapere questo ci rende proprietari migliori, più attenti e più consapevoli — esattamente quello che i nostri compagni meritano.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








