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Esplorare il bosco in sicurezza con il cane: la guida del naturalista Andrea Boscherini

Esplorare il bosco in sicurezza con il cane: la guida del naturalista Andrea Boscherini

Portare il proprio cane in un bosco è una di quelle esperienze che restano impresse: l’aria che cambia, i rumori che si moltiplicano, la coda che non smette di muoversi. Eppure, per rendere davvero sicure e arricchenti le escursioni in bosco con il cane, non basta buona volontà — servono conoscenza, preparazione e rispetto per l’ambiente. A ricordarcelo è Andrea Boscherini, naturalista e autore di Il respiro dei boschi. Sentieri, foreste, animali: come esplorare il mondo selvatico, intervistato in esclusiva da Quattrozampe nel numero di luglio/agosto 2026. Le sue parole smontano molti luoghi comuni e offrono una bussola preziosa per chiunque voglia avventurarsi tra gli alberi insieme al proprio compagno a quattro zampe.

Perché il bosco fa così bene — al cane e a noi

Prima di parlare di rischi e precauzioni, vale la pena fermarsi un momento sul perché vale la pena farlo. Il bosco non è solo uno sfondo pittoresco: è un ecosistema vivo, ricco di stimoli sensoriali che per un cane rappresentano una vera e propria palestra cognitiva ed emotiva. Gli odori si stratificano in modi che nessun parco urbano può replicare — tracce di selvaggina, funghi, resine, muschi, terreno umido. Per un animale che vive principalmente attraverso il naso, tutto questo è straordinariamente stimolante.

Dal punto di vista comportamentale, i cani che hanno accesso regolare ad ambienti naturali tendono a mostrare livelli di stress più bassi, una soglia di frustrazione più alta e una maggiore capacità di autoregolazione. Non è magia: è il risultato di un ambiente che permette loro di esprimere comportamenti specie-tipici — annusare, esplorare, seguire tracce — in modo sicuro e soddisfacente. Anche per noi umani, camminare in un bosco ha effetti documentati sul benessere psicofisico. Condividere questa esperienza con il cane la rende ancora più completa.

Boscherini lo dice chiaramente: andare per boschi con il cane è un’esperienza straordinaria che rigenera lo spirito. Ma proprio perché è un ambiente ricco e complesso, merita rispetto e preparazione adeguata.

Il nemico più piccolo: la zecca e gli altri parassiti

Uno dei contributi più preziosi di Andrea Boscherini al dibattito sulla sicurezza in natura riguarda la corretta percezione del rischio. Secondo il naturalista, l’animale più pericoloso del bosco non è l’orso né il lupo — è la zecca. Orsi e lupi, spiega, evitano attivamente l’essere umano: la loro presenza nei boschi italiani è reale, ma gli incontri ravvicinati sono rarissimi e quasi sempre il risultato di comportamenti scorretti da parte nostra. La zecca, invece, è ovunque, silenziosa, e può trasmettere patogeni seri sia ai cani sia alle persone.

Le zecche sono particolarmente attive dalla primavera all’autunno, con picchi nelle stagioni di transizione. Si trovano nell’erba alta, tra le felci, sui cespugli ai bordi dei sentieri — esattamente nei posti dove un cane curioso ama infilare il muso. Il rischio non riguarda solo la Lyme disease (borreliosi di Lyme), ma anche l’anaplasmosi, la babesiosi e altre patologie che possono avere conseguenze serie se non diagnosticate in tempo.

La prevenzione è la risposta più efficace. Prima di ogni escursione, è fondamentale che il cane sia protetto con un antiparassitario adeguato — collare, pipetta spot-on o compresse, a seconda delle indicazioni del veterinario di fiducia. Non tutti i prodotti coprono le stesse specie di parassiti, e non tutti hanno la stessa durata d’azione: parlare con il proprio veterinario prima della stagione delle escursioni è il primo passo concreto da fare. Al rientro dal bosco, è indispensabile ispezionare accuratamente tutto il corpo del cane — tra le dita, nelle pieghe delle orecchie, sotto il collare, nell’inguine, intorno alla coda. Le zecche impiegano alcune ore prima di attaccarsi saldamente e di iniziare a trasmettere patogeni: una rimozione tempestiva riduce drasticamente il rischio.

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Oltre alle zecche, nei boschi italiani sono presenti altri parassiti da tenere a mente. La Processionary — la processionaria del pino — è un pericolo reale soprattutto in primavera: i suoi peli urticanti possono causare reazioni gravissime se il cane entra in contatto con i bruchi o le loro tracce sul terreno. I sintomi vanno dall’irritazione della bocca e della lingua fino a edemi pericolosi. Anche i pappataci e le zanzare, in zone umide e calde, possono trasmettere la leishmaniosi, una malattia endemica in molte regioni italiane contro cui esiste però un vaccino specifico.

Fauna selvatica: sfatare i miti per stare più tranquilli

Una delle funzioni più importanti della guida di Boscherini — e del suo lavoro di naturalista in generale — è quella di sfatare i miti sulla fauna selvatica che generano paure infondate e, paradossalmente, comportamenti sbagliati. Chi ha paura dell’orso tende a fare rumore eccessivo, a urlare, a correre: comportamenti che in realtà possono disturbare inutilmente l’ecosistema e, in rari casi, aumentare il rischio invece di ridurlo.

La realtà, come spiega il naturalista, è molto meno drammatica di quanto i racconti da campeggio lascino intendere. Orsi e lupi hanno imparato nei secoli a evitare l’uomo: il loro istinto è quello della fuga, non dell’aggressione. Gli incontri problematici avvengono quasi sempre in circostanze specifiche — una femmina con i cuccioli che si sente in trappola, un animale ferito o malato, o situazioni in cui l’uomo si avvicina intenzionalmente troppo.

Questo non significa abbassare la guardia, ma significa calibrare il rischio in modo realistico. Alcune precauzioni di buon senso rimangono valide: non avvicinarsi mai a cuccioli di animali selvatici (la madre è quasi sempre nelle vicinanze), non lasciare cibo incustodito, non urlare o correre improvvisamente. Con il cane, è importante evitare che si allontani dal sentiero per inseguire odori o rumori: un cane che incontra un cinghiale con i piccoli, per esempio, potrebbe trovarsi in una situazione difficile. Il guinzaglio, in certi contesti, è uno strumento di sicurezza — non una limitazione.

Piante e funghi: i pericoli nascosti sotto i piedi

Il sottobosco è un mondo meraviglioso, ma nasconde insidie che non sempre riconosciamo a colpo d’occhio. Molte piante comuni nei boschi italiani sono tossiche per i cani: il tasso (Taxus baccata), con le sue bacche rosse attraenti, è altamente velenoso in quasi tutte le sue parti. La digitale, l’aconito, il vischio, le bacche di belladonna e il mughetto sono altri esempi di piante che un cane curioso potrebbe assaggiare con conseguenze serie.

I funghi rappresentano un rischio analogo. Alcune specie, come l’Amanita phalloides — comunemente nota come tignosa verdognola — sono mortali anche in piccole quantità, e i cani non hanno alcun meccanismo istintivo per evitarle. Il problema è che i sintomi dell’avvelenamento da funghi possono manifestarsi con un ritardo di ore, rendendo più difficile il collegamento con l’ingestione.

La prevenzione in questo caso passa soprattutto dall’osservazione: tenere d’occhio cosa annusa e cosa eventualmente mangia il cane durante il percorso. Se si sospetta un’ingestione di piante o funghi sconosciuti, è fondamentale contattare immediatamente il veterinario o un centro antiveleni veterinario, portando se possibile un campione o una foto di ciò che il cane ha ingerito. Non aspettare la comparsa dei sintomi: in caso di avvelenamento, il tempo è un fattore critico.

Attrezzatura e preparazione: cosa non dimenticare mai

Una buona escursione in bosco con il cane si prepara a casa, prima ancora di mettere piede sul sentiero. L’equipaggiamento giusto fa la differenza tra un’avventura piacevole e una giornata complicata.

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  • Acqua a sufficienza: i cani si disidratano più rapidamente di quanto pensiamo, soprattutto in estate o durante percorsi impegnativi. Portare sempre una borraccia e una ciotola pieghevole, e offrire acqua frequentemente senza aspettare che il cane la chieda.
  • Guinzaglio e pettorina adeguati: una pettorina ben regolata è più sicura di un collare in caso di tiri improvvisi, e riduce il rischio di strangolamento se il cane si impiglia in un ramo. Portare sempre un guinzaglio di riserva.
  • Kit di pronto soccorso: pinzette a punta fine per la rimozione delle zecche, garze, disinfettante, una coperta termica leggera. Piccolo, ma prezioso.
  • Protezione antiparassitaria aggiornata: come già detto, verificare con il veterinario che la copertura sia attiva e adeguata alla stagione e alla zona geografica.
  • Microchip e targhetta identificativa: in caso di fuga o smarrimento nel bosco, questi strumenti aumentano enormemente le possibilità di ritrovamento.
  • Snack e cibo: per escursioni lunghe, portare cibo extra per il cane. L’attività fisica intensa aumenta il fabbisogno calorico, e un cane affamato è anche un cane meno attento e più reattivo.
  • Scarpe adatte per noi: può sembrare ovvio, ma un proprietario che si torce una caviglia su un sentiero sconnesso è un problema anche per il cane. La nostra sicurezza è parte integrante della sicurezza dell’escursione.

Il rispetto per l’ambiente: esplorare senza lasciare tracce

Boscherini, nel suo lavoro di naturalista e nel libro Il respiro dei boschi, insiste molto su un concetto che va oltre la sicurezza personale: l’etica dell’esplorazione. Portare il cane in bosco non significa solo proteggerlo dai pericoli, ma anche assicurarsi che la sua presenza non danneggi l’ecosistema che stiamo visitando.

I cani, anche i più ben addestrati, hanno un impatto sulla fauna selvatica. Il semplice odore di un cane può alterare i comportamenti di animali come caprioli, lepri, uccelli nidificanti. Un cane che corre libero fuori sentiero può disturbare nidi a terra, calpestare piante rare, inseguire animali già stressati. Questo non significa che i cani non debbano andare in bosco — significa che dobbiamo farlo con consapevolezza.

Restare sui sentieri segnalati, raccogliere sempre i rifiuti del cane (anche in piena natura), rispettare le aree protette e i periodi di divieto di accesso durante la stagione riproduttiva della fauna: sono gesti concreti che fanno la differenza. La guida pubblicata su Quattrozampe approfondisce proprio questi aspetti, offrendo spunti pratici per un’esplorazione davvero rispettosa.

Come gestire le emergenze sul sentiero

Anche con la migliore preparazione, le emergenze possono capitare. Sapere come comportarsi in caso di incidente fa la differenza tra una situazione gestibile e una che peggiora rapidamente.

Se il cane si ferisce — un taglio su una zampa, un corpo estraneo conficcato in un cuscinetto, una distorsione — la prima cosa è mantenere la calma. Un cane ferito è spesso spaventato e può reagire in modo inaspettato anche con il proprietario: avvicinarsi lentamente, parlare con voce bassa e rassicurante, evitare movimenti bruschi. Tamponare le ferite sanguinanti con garze pulite, immobilizzare la zampa se necessario, e organizzare il rientro nel modo più rapido e confortevole possibile.

In caso di colpo di calore — più comune di quanto si pensi durante le escursioni estive — i segnali da riconoscere sono: respiro affannoso e rumoroso, salivazione eccessiva, gengive di colore rosso acceso o, nei casi gravi, bluastre, debolezza o collasso. Raffreddare il cane gradualmente con acqua fresca (non ghiacciata), bagnando soprattutto la testa, il collo e le zampe, e cercare immediatamente assistenza veterinaria.

Avere salvato in anticipo il numero del veterinario di fiducia e di una clinica veterinaria di guardia nella zona in cui si escursiona è una precauzione semplice ma spesso trascurata. In montagna, dove la copertura telefonica può essere assente, è utile informarsi in anticipo sui punti di soccorso più vicini e comunicare il proprio itinerario a qualcuno prima di partire.

Andare per boschi con il cane è, come dice Boscherini, un’esperienza che rigenera. Ma la rigenerazione vera nasce dalla fiducia — quella che si costruisce quando si è davvero preparati, quando si conosce l’ambiente che si attraversa, e quando si torna a casa sapendo di aver protetto il proprio compagno e rispettato il mondo selvatico che ci ha accolto. Il bosco non deve fare paura: deve fare meraviglia. E con la giusta preparazione, può farlo in piena sicurezza.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.