Il cane obbedisce solo se vede il premietto? Forse hai saltato questo passaggio nell’insegnamento

L’addestramento del cane è un processo che richiede pazienza, coerenza e una comprensione approfondita del comportamento animale.

Molti proprietari di cani si trovano di fronte a una sfida comune: il loro cane sembra obbedire solo quando c’è in gioco un premietto.

Cane obbedisce solo col premietto
Come far sì che il cane obbedisca anche senza premietto – foto: Canva – velvetpets.it

E’ arrivato, dunque, il momento di capire come superare questa dipendenza dai premi attraverso un approccio strutturato all’addestramento, suddiviso in tre fasi chiave.

Cani obbedienti anche senza premietto: si può fare

La prima fase dell’insegnamento di un nuovo comando al vostro cane è quella che molti proprietari conoscono bene: lo stimolo. In questa fase, il premietto gioca un ruolo cruciale poiché serve a guidare il comportamento del cane. Tenendo il premio in mano, lo si usa per dirigere il cane verso l’azione desiderata, lasciandoglielo prendere ogni volta che la esegue correttamente. Questa fase è fondamentale per insegnare al vostro amico a quattro zampe ciò che vi aspettate da lui, ma è solo l’inizio del processo di apprendimento.

cagnolino al guinzaglio e la sua padrona
Il cagnolino può imparare ad eseguire ordini anche senza il premietto – foto: Canva – velvetpets.it

Il passaggio alla seconda fase segna un momento critico nell’addestramento: l’introduzione della riduzione dello stimolo visivo dei premietti. In questa tappa, si comincia a distaccarsi dall’utilizzo costante del premio visibile come incentivo per ottenere la risposta desiderata dal cane. L’obiettivo è far sì che il cane segua i comandi basandosi sul gesto o sul comando vocale piuttosto che sulla vista del premio. Questo significa eseguire l’azione senza mostrare preventivamente il premio e, poi, ricompensarlo con una mano diversa da quella usata per dare il comando.

La terza e più importante fase dell’addestramento canino senza ricorso costante ai premietti è quella del rinforzo intermittente. In questo momento, non si premierà più sistematicamente ogni azione corretta dell’animale ma si opterà per una ricompensa casuale. Tale metodo mantiene alto l’interesse e la concentrazione del cane, poiché instaura nel suo comportamento la speranza che, ad un certo punto, arriverà quel tanto agognato rinforzo. È questo principio di incertezza e attesa che stimola continuamente l’impegno nel seguire i comandi.

Per applicare efficacemente queste fasi nell’addestramento quotidiano con il proprio cane, è essenziale partire dalla guida visiva dei premietti nella prima fase e gradualmente arrivare al rinforzo intermittente nella terza fase. Ad esempio, potreste iniziare facendo eseguire al vostro cane un comando specifico con un premio in mano; successivamente, ripetete lo stesso comando senza mostrargli apertamente il premio, ma continuando a ricompensarlo. Infine, gestite casualmente i momenti della ricompensa dopo aver richiesto più volte lo stesso comportamento.

Il potere del rinforzo intermittente risiede nella capacità di mantenere elevato l’interesse e la motivazione nel cane senza renderlo dipendente dalla vista costante dei premietti. Attraverso questo metodo, si incoraggia l’animale a concentrarsi sui comandi ricevuti piuttosto che sull’incentivo materiale immediato.

L’analogia col gioco d’azzardo illustra perfettamente come funziona questo principio psicologico sia negli umani, che nei cani; entrambi tendono a ripetere dei gesti, delle azioni, nella speranza di ottenere una ricompensa anche se questa non viene erogata ogni volta.  Ecco, tornando all’educazione del cane, seguendo le tre fasi dell’insegnamento (lavoro in stimolo, riduzione dello stimolo visivo e rinforzo intermittente) sarà possibile fare un bel lavoro con il proprio cane.

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