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Ue, via libera alle prime regole comuni per cani e gatti: microchip obbligatori, stop alle pratiche dannose e nuove tutele

Ue, via libera alle prime regole comuni per cani e gatti: microchip obbligatori, stop alle pratiche dannose e nuove tutele
Ue, via libera alle prime regole comuni per cani e gatti: microchip obbligatori, stop alle pratiche dannose e nuove tutele

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alle prime regole comuni dell’Unione per cani e gatti, con un intervento che punta a cambiare davvero il mercato degli animali da compagnia e le tutele per il loro benessere. Il testo introduce obblighi di identificazione, limiti agli allevamenti più controversi e controlli più stretti anche sugli ingressi dai Paesi extra Ue. Per chi vive con un animale, o sta pensando di prenderne uno, non è solo un passaggio burocratico: significa più tracciabilità, meno spazio per traffici poco chiari e un quadro unico in un settore che finora è andato avanti con regole molto diverse da Paese a Paese.

Via libera alle regole Ue: che cosa prevede il regolamento approvato dal Parlamento europeo

Il voto è arrivato con una larga maggioranza e segna una svolta su un terreno che finora è rimasto spezzettato. Il regolamento, che dovrà essere adottato formalmente anche dal Consiglio prima di entrare in vigore, fissa per la prima volta standard comuni europei su allevamento, commercio, identificazione e tutela di cani e gatti. Il punto è semplice: gli animali da compagnia non vengono più lasciati solo alle norme nazionali, ma entrano in una cornice comune. A spingere Bruxelles ci sono anche i numeri: il mercato europeo vale circa 1,3 miliardi di euro l’anno e una parte molto ampia degli acquisti passa ormai dall’online, dove i controlli spesso sono più fragili. Qui l’Unione prova a mettere ordine in una filiera che negli ultimi anni ha mostrato falle evidenti, tra annunci poco trasparenti, importazioni difficili da verificare e pratiche di allevamento spinte più dalla domanda commerciale che dalla salute degli animali.

Microchip e registri interoperabili: i tempi per allevatori, rifugi e proprietari

La novità più importante riguarda l’obbligo di microchip e registrazione per tutti i cani e i gatti presenti nell’Unione, compresi quelli che vivono in famiglia. L’obiettivo è creare un sistema di banche dati nazionali capaci di dialogare tra loro, così da rendere ogni animale identificabile e tracciabile anche oltre i confini del singolo Paese. I tempi saranno graduali: quattro anni per venditori, allevatori e rifugi, dieci anni per i proprietari di cani, quindici anni per i proprietari di gatti. Una scansione lunga, pensata per evitare un impatto troppo brusco, ma che indica con chiarezza la direzione. Chi acquista, cede o adotta un animale dovrà farlo dentro un sistema più rigido. Per i cittadini questo potrà voler dire qualche passaggio formale in più, ma anche maggiori garanzie sull’origine dell’animale, sulla possibilità di rintracciarlo in caso di smarrimento e sulla lotta contro abbandoni e commercio illegale. È uno dei punti destinati a pesare di più nella vita di tutti i giorni, perché lega il possesso responsabile a un’identità certa e verificabile.

Importazioni più controllate e stop agli allevamenti estremi: come cambia la tutela degli animali da compagnia

Il regolamento interviene anche sulle pratiche considerate dannose o apertamente lesive del benessere animale. Saranno vietati gli accoppiamenti tra consanguinei stretti, come quelli tra genitori e figli o tra fratelli, così come l’allevamento selettivo pensato per ottenere caratteristiche fisiche estreme che finiscono per compromettere salute e qualità della vita. È un passaggio pesante, soprattutto per alcune razze spinte verso standard estetici sempre più marcati, con effetti su respirazione, mobilità e fragilità generale. Vengono poi vietate mutilazioni a fini estetici o agonistici, il legare cani e gatti a oggetti salvo esigenze mediche e l’uso di collari a strozzo o con punte senza sistemi di sicurezza. Le nuove regole si allargano anche alle importazioni dai Paesi extra Ue: gli animali destinati alla vendita dovranno avere il microchip prima dell’ingresso nell’Unione e dovranno essere registrati, mentre chi entra con un animale dovrà preregistrarlo almeno cinque giorni lavorativi prima dell’arrivo, salvo che risulti già registrato in uno Stato membro. Il segnale è chiaro: per il commercio parallelo e per le zone grigie ci sarà meno spazio. Resta da capire quanto rapidamente gli Stati riusciranno a trasformare queste regole in controlli davvero efficaci, ma la direzione ormai è segnata e, per un settore cresciuto più in fretta delle sue regole, è già un cambio di passo netto.

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