L’Unione europea interviene per la prima volta in modo strutturato sul mercato di cani e gatti e stringe le maglie su un settore che finora ha viaggiato con regole diverse da Paese a Paese, zone d’ombra nell’e-commerce e difficoltà concrete nel fermare traffici illegali, abbandoni e allevamenti poco trasparenti. Il voto del Parlamento europeo, arrivato con una larga maggioranza, segna un cambio netto: l’obiettivo è avere ogni animale identificabile, passaggi di mano più chiari e controlli più stretti anche alle frontiere. Per chi vive con un cane o un gatto, il punto è questo: più tracciabilità, più obblighi per chi vende e alleva, verifiche più severe per gli animali che arrivano da fuori dall’Unione. Il testo deve ancora completare l’iter formale con il Consiglio, ma la linea politica ormai è tracciata.
Microchip e registri collegati: così l’Ue vuole rendere davvero tracciabili cani e gatti
La novità più evidente è l’obbligo di microchip e registrazione per cani e gatti presenti nell’Unione, compresi quelli detenuti da privati. Ma il cuore della riforma non è solo l’identificazione, già prevista in forme diverse in molti Stati membri. Il vero salto sta nelle banche dati nazionali che dovranno parlare tra loro. In sostanza, Bruxelles punta a un sistema comune capace di seguire la storia dell’animale anche quando viene spostato, venduto o trasferito in un altro Paese Ue. Un modo per ridurre documenti incompleti, passaggi poco chiari e false dichiarazioni sulla provenienza.
Le scadenze saranno graduali: tempi più brevi per allevatori, venditori e rifugi; più lunghi invece per i proprietari privati. Se il sistema reggerà, l’effetto sarà doppio. Da una parte sarà più facile risalire a chi ha ceduto o detenuto l’animale. Dall’altra si proverà a chiudere gli spazi al commercio parallelo che oggi sfrutta falle amministrative e registri che non comunicano tra loro. Per i cittadini significa anche una tutela in più al momento dell’acquisto o dell’adozione: la tracciabilità non sarà solo un adempimento burocratico, ma anche una garanzia sul piano sanitario.
Frontiere sotto stretta: preregistrazione e nuovi controlli per gli animali dai Paesi extra-Ue
Uno dei punti più delicati riguarda gli animali che entrano nell’Unione da Paesi extra-Ue, spesso attraverso canali formalmente non commerciali ma che, nei fatti, alimentano vendite e intermediazioni difficili da controllare. Le nuove regole prevedono che cani e gatti destinati alla vendita abbiano già il microchip prima dell’ingresso e vengano poi registrati una volta arrivati nell’Ue.
Per i proprietari che attraversano la frontiera scatterà inoltre la preregistrazione dell’animale almeno cinque giorni lavorativi prima dell’arrivo, salvo il caso in cui l’animale sia già registrato in uno Stato membro. È un passaggio tecnico, ma pesa parecchio. Serve infatti a limitare uno dei meccanismi più contestati da associazioni e autorità veterinarie: far entrare cuccioli come semplici animali da compagnia per aggirare le regole più rigide sul commercio. Con avvisi anticipati e dati condivisi, i controlli potranno concentrarsi meglio su provenienza, età reale, stato sanitario e documentazione. In un mercato come questo, non è solo una questione fiscale o amministrativa: c’entrano anche il benessere animale e il contrasto alle pratiche irregolari.
Il fronte del web da 1,3 miliardi: perché Bruxelles punta su identificazione e trasparenza
La stretta arriva anche dai numeri. Il mercato europeo di cani e gatti vale circa 1,3 miliardi di euro l’anno e una quota molto ampia, intorno al 60%, passa ormai dal web. Ed è proprio online che la distanza tra domanda e offerta, la velocità delle inserzioni e il ricorso agli intermediari rendono più facile nascondere la provenienza degli animali o presentare come affidabili venditori che affidabili non sono.
Per questo Bruxelles ha deciso di intervenire a monte. Non solo con divieti sulle pratiche di allevamento dannose e sulle caratteristiche estreme, ma soprattutto con strumenti di identificazione e trasparenza che rendano più difficile, e più rischioso, muoversi nell’ombra. Per chi pensa di comprare un cucciolo online cambia molto: avere un microchip registrato, dati verificabili e una filiera più leggibile può diventare il primo filtro per distinguere un’operazione regolare da una opaca. Resta da capire quanto in fretta i singoli Stati riusciranno ad applicare le nuove regole e quanto saranno efficaci i controlli, perché la norma da sola non basta. Ma il segnale politico è chiaro: il tempo del commercio di animali da compagnia tra registri frammentati, annunci online e frontiere poco presidiate si sta accorciando.








